Anubandh: Ciao! Mi chiamo Anubandh KATÉ. Sono
un ingegnere di base a Parigi e co-fondatore del collettivo "Les Forums
France Inde".
Oggi sono davvero felice di avere
con me quattro ospiti speciali. Sono
qui perché la settimana scorsa ho avuto l'occasione di visitare una bellissima
mostra di un libro intitolato "Chola Maati". Il libro parla della
tribù di "Gond Pradhan" in un piccolo villaggio chiamato Patanagar,
nel Madhya Pradesh. Le quattro
persone che vi presenterò sono dietro a questo entusiasmante progetto. Hanno
pubblicato un libro che raccoglie tutti i bellissimi dipinti degli artisti di
questa regione, il libro contiene anche delle
belle fotografie e una narrazione della vita della comunità locale.
Innanzitutto, vorrei presentarvi Christian JOURNET, che è a capo dell'organizzazione chiamata
"Dupatta". Poi ci sono Padmaja SRIVASTAVA, Mayank SINGH SHAM e infine
Komal BEDI SOHAL.
Ora inviterò Christian a raccontarci
la storia di questo progetto e del suo collettivo "Dupatta". Passerò
al francese perché Christian ha preferito parlare in francese.
Buonasera Christian.
Cristian: Buonasera.
Anubandh: Ti invito a
raccontarci del tuo coinvolgimento in questo progetto e in "Dupatta".
Se potessi parlare del libro "Chola Maati", dei dipinti e delle
opere che hai presentato a Parigi attraverso le mostre.
Cristian: Quindi, parlerò delle due origini.
La prima origine, è l'origine della nostra associazione: "Dupatta". Perché esiste? Quali sono i suoi
obiettivi? Poi l'origine del progetto "Chola Maati" a cui ho
partecipato. Per quanto riguarda "Dupatta", è importante sapere che
si tratta di un'organizzazione senza scopo di lucro, creata nel 2008 con
l'obiettivo principale di raccogliere storie e dipinti tribali e delle minoranze indiane,
in modo da farli conoscere al pubblico francese. Quindi, per fare questo, viaggio in molte aree dell'India. Nel nord,
come nel sud, nella parte est ed ovest. Anche nella
zona centrale,
come vedremo nel dettaglio più avanti tramite
i dipinti. Viaggio alla ricerca di storie. Poi, in Francia, organizziamo
mostre insieme ad un team di trenta persone,
sotto il nome dell'associazione "Dupatta". Andiamo circa quattro o
cinque volte all'anno in diverse città francesi, in gallerie, per esporre
queste opere raccolte tra i
tribali e minoranze indiane. Questo è
l'obiettivo di "Dupatta". E per realizzare questo obiettivo mi affido a persone che vivono in India e
che conoscono bene l'India, persone che hanno
familiarità con le tribù, l'arte indiana, le arti popolari e così via. Per me la persona principale qui è Padmaja SRIVASTAVA.
Lavoriamo insieme da anni ormai. Ogni volta che sono in India, cioè almeno due
volte all'anno, cerchiamo di incontrarci, di andare insieme a esplorare il
Bengala o il Maharashtra o altre regioni. È lei che mi presenta i pittori. E’
oggi la persona con
maggiore conoscenza delle arti popolari in India. Siamo abituati a lavorare insieme.
Un giorno, mi raccontò, saranno passati forse 3 anni, che aveva
un progetto con Mayank per la realizzazione di un
libro, seguito da una mostra e così via... All'inizio l'ho ascoltata con un
certo distacco, ma poi mi sono appassionato. In
particolare, sono andato con lei al villaggio natale
di Mayank, il villaggio natale di suo padre, lì
ho anche incontrato Komal, che partecipa a questo progetto come fotografo. È
stato allora che mi sono veramente convinto, sia dei meriti che della qualità
di questa iniziativa.
Per ora mi fermo qui. Se hai domande specifiche in seguito,
posso risponderti, ok?
Anubandh: No, ma desidero
davvero congratularmi con voi per tutta la vostra passione e il vostro
coinvolgimento. Perché guidare questo tipo di progetto, con gestione da remoto
e viaggi frequenti, con così tante persone coinvolte, richiede molti sforzi.
Siete davvero pieni di risorse e avete la capacità di unire due culture e due
popoli. Grazie
mille per questo lavoro.
Da notare che questo libro è
pubblicato sia in inglese che in francese.
Ora invito Padmaja
SRIVASTAVA.
Ho alcune parole da dire su di lei: è di Pune, ha studiato architettura e nel 1995 si è
trasferita a Bhopal con il marito per lavorare nel campo dell’architettura.
Lì, ha anche sviluppato alcune forme di ecoturismo nelle riserve delle tigri nel
Madhya Pradesh. Ed è stato lì che ha incontrato gli artisti tradizionali e in particolare i Pardhan Gonds dell'India centrale. Come
ha detto Christian, lei è un membro attivo del "Dupatta". Viene
spesso in Francia per presentare le opere
d'arte e i lavori degli artisti indiani.
Padmaja, l'altro giorno sono stato felice di incontrarti e di ascoltarti. Hai avuto un ruolo molto importante nella creazione di
questo libro, dando forma ad una bellissima
narrazione. Visiti questo villaggio nel Madhya Pradesh da più di 20 anni.
Quello che ricordo del tuo discorso dell'altro giorno è la profonda
preoccupazione e forse un po' di rammarico per il fatto che tutta questa arte,
cultura e abilità tradizionali stanno
scomparendo con il tempo. Tuttavia, questo libro è la prova che stai facendo
tutto il possibile affinché le persone in Francia e in tutto il mondo possano
apprezzare questo lavoro. Potresti raccontarci brevemente qual è stata l'ispirazione
dietro questo libro e dell'intero progetto?
Padmaja: Sì. Come hai detto, lavoro con queste persone, in particolare con i
Pardhan Gonds, da quasi 20 anni. Molto spesso, quando mi sedevo con Mayank, e
anche lui lo conosco da molto tempo, discutevamo delle tradizioni e dei rituali
in estinzione dei Pardhan Gonds. Avevamo notato che le generazioni più giovani conducevano una vita
sempre più globalizzata, non seguivano la loro cultura così da vicino come avrebbero fatto
i loro antenati. Così, parlando con Mayank, siamo
giunti a una convinzione comune e abbiamo deciso che dovevamo fare qualcosa al riguardo. E l'unico modo per poter fare
qualcosa era documentare queste tradizioni e questi
rituali, visitando i loro villaggi, intervistando le persone, scattando fotografie
e assistendo ai loro rituali. È così che ha preso forma questo
libro.
Anubandh: Va bene. Grazie.
E ora passerò a Mayank SINGH SHYAM,
figlio del famoso artista Jangarh SINGH SHYAM. Jangarh è legato alla Francia perché ci è venuto almeno un paio di volte e ha
presentato qui le sue opere, era il padre di
Mayank.
E
ora però parleremo di Mayank, parlo in hindi perché Mayank si trova più a suo agio con questa
lingua.
Mayank è un pittore, è un artista e la sua arte è profondamente radicata all'espressione dei suoi pensieri, dei suoi sentimenti più
intimi e della sua immaginazione. L'altro giorno mi ha detto che sperimenta
anche i colori naturali e li usa per i suoi dipinti. E forse ce ne parlerà più avanti. Nei suoi dipinti assistiamo
a un forte simbolismo, la natura, ovviamente,
è l'idea centrale. Ad esempio, nei suoi dipinti vediamo molti pesci, che
rappresentano l'acqua, i fiumi, la pioggia e l'oceano. Poi ci sono gli alberi
che rappresentano Madre Terra, la forza,
l'interconnessione tra gli esseri viventi.
Infine, gli uccelli, che rappresentano il cielo, la libertà e il paradiso.
Benvenuto Mayank!
Mayank: Grazie Anubandh!
Anubandh: Sono molto felice che siate qui con
noi oggi e che possiamo discutere insieme.
Il giorno che ci siamo incontrati, mi hai descritto due o tre dei tuoi
dipinti, mi hai parlato dell'idea di base e di
come li hai rappresentati. Oggi
vorrei che condividessi questo con tutti noi: prima, potresti raccontarci di più su come è stato questo
processo per te, qual è stato il tuo percorso. Hai
detto che tuo padre ha avuto una grande influenza sul tuo lavoro. Inoltre,
sebbene tu non viva in un villaggio, sei strettamente legato alla vita del
villaggio. Come
vedi tutto questo?
Mayank: Guarda, questo viaggio è iniziato
nel 2021. Un artista dipinge sempre un
quadro partendo dalla sua immaginazione. Conosco Padmaja da molto tempo e lavoriamo insieme da molto tempo, siamo come una famiglia. Collaboriamo da tempo e una volta ci siamo detti che
avremmo dovuto fare qualcosa insieme. Io avevo
in mente l'idea che l'intera vita umana si svolga su un pezzo di legno. Avevo
raccontato una storia a riguardo e poi Padmaja
disse anche: Mayank, perché non raccontiamo
questa storia? Le nostre storie tradizionali, il nostro mondo intero, il nostro
stile di vita, le nostre tradizioni, la vita che viviamo nei villaggi. E poi
ci siamo detti: lavoriamo su ciò... anche mio padre non si occupava solo di una
cosa, non lavorava solo sui colori, lavorava anche con l'argilla e realizzava statue e si
occupava di grafica. Così, dopo aver visto le sue statue di argilla, ho sentito dentro di me che avrei
dovuto lavorare anch'io con l'argilla, come faceva mio padre. Poi Padmaja una
volta mi ha chiesto: perché non usi i tuoi
colori tradizionali e inizi una nuova opera? E’ iniziata così per noi la storia.
A proposito, c'è una famosa storia del nostro villaggio a cui tutti crediamo e che adoriamo.
Riguarda il "Grande Dio" (बड़ा देव). Riguarda
l'origine del Grande Dio e l'origine di questa terra. Questa storia mi ispira da molto
tempo. Guardando i dipinti di mio padre sono rimasto ispirato e ho scoperto
questa tecnica. Mio padre diceva
sempre: "Qualunque cosa tu faccia, ciò che viene da dentro, dal cuore, è
la vera arte". Io
ci credo.
E dopo aver
incontrato persone come Padmaja, abbiamo portato avanti questo lavoro. La prima cosa che ho fatto all'inizio del 2021 è
stata lavorare con l'argilla "Ram Raj", che è
un’ argilla tradizionale. Noi abbiamo una tradizione, in particolare durante la nostra
festa speciale "Diwali" e anche in altre feste simili, di intonacare
le pareti delle nostre case con questa
particolare argilla. È un'usanza che abbiamo, ed
è l'usanza per
creare un posto per gli dei e le dee. Con questi stessi colori, ho realizzato per la prima volta
i miei dipinti raffiguranti l'origine della terra e la nascita del grande Dio. Sono stati realizzati con colori naturali.
Sì, questo è esattamente il dipinto.
In questo dipinto, c'è una cosa che
mi ha colpito fin dall'inizio. Questo
dipinto mostra l'origine dell'universo. All'inizio dei tempi, nell'intero
universo, secondo i racconti dei nostri antenati, l'intera area era piena
d'acqua, ciò significa che non
c'era nulla come terra o suolo. Si dice che in
mezzo a quest'acqua salata ci fosse una foglia di loto (पुरई पान). E su di essa c'era una goccia d'acqua dolce. È attraverso
quella goccia che il Grande Dio è nato. Così, ho immaginato che se avessi
dovuto visualizzare un oceano così vasto, non mi sarebbe piaciuto vederlo a
colori, ma mi sarebbe piaciuto vederlo come un
pesce. Perciò, ho creato la figura del pesce.
E nella foglia di loto, grazie alla piccola goccia d'acqua, il Dio è nato. Poi, mi sono chiesto: da dove avviene la nascita
nella vita reale? Sappiamo tutti dove nasce ogni essere vivente, attraverso la vagina. Così, ho visto la foglia come una
vagina e mi è sembrato il luogo della nascita.
Questo è ciò
che ho immaginato in questo dipinto.
Anubandh: Questo dipinto è davvero
bellissimo. Poi ce n'è un altro che mi
hai mostrato. Ve lo mostrerò anch'esso.
Mayank: Spesso
nella nostra comunità, le persone ci hanno raccontato diverse
storie, in una qualche
usanza o nell'altra, qualcosa del genere viene raffigurato. Tuttavia, questa volta, in
collaborazione con Padmaja, abbiamo realizzato l'intera serie. Ci ho lavorato... voglio dire, dalla nascita alla
morte... dall'inizio alla fine. Questa è la stessa immagine che ho realizzato per "The
End". Qui abbiamo una
tradizione in cui si venera una bambola (गुड्डी पूजाई) in modo tale che, alla fine, il potere
divino arriva ed entra nella bambola. Le
spruzziamo sopra dell'acqua come si fa
per per tutti i defunti, poi si lega un nodo di curcuma con il nome del defunto e lo
si nasconde da qualche parte. Più tardi, il
Dio, attraverso il suo potere, lo rivela e quindi spruzziamo sopra ancora dell'acqua,
così l'anima è soddisfatta. In questo modo l'anima viene liberata da questa vita ed è quindi pronta per la rinascita, poiché il corpo è morto. L'anima entra quindi
in un altro corpo. A tal proposito, avevo sentito un'altra parte della storia
da mio zio, mi aveva detto che ogni volta che
gli umani lasciano questo mondo, al fine di
cremare i nostri corpi, l'umanità aveva inventato molti rituali. Ma che dire degli altri esseri
viventi? Ci sono anche uccelli, ci sono insetti e ci sono ragni... Ci sono
animali... quando muoiono, chi ci penserà? Per
questo, si dice che sia stato affidato il
compito all’ avvoltoio, che aveva ricevuto ordini da Dio.
Per cui, ogni volta che vedeva una creatura
morente, ad esempio un animale, doveva
mangiarlo immediatamente e poi bere dell’
acqua. Quindi, ciò che l'avvoltoio di solito fa è mangiare la creatura morta e
poi andare in un fiume lontano e bere dell’acqua. Una volta che l'acqua è spruzzata sul suo corpo,
l'anima viene liberata e può quindi partire per un nuovo viaggio. Come nella nostra tradizione riguardo alla
bambola-divinità, ho cercato di raffigurare la
stessa cosa in questo dipinto. Quindi, questo è
il processo mentale dietro ciò. L'ho
paragonato all'avvoltoio che ha il compito di onorare l'anima e di
accompagnarla verso una nuova nascita, verso una nuova vita.
Anubandh: L'ho capito anche leggendo il tuo libro. Mi è venuto in
mente che tutti noi proveniamo dalla natura e che tutti torneremo alla natura.
Anche il nome del libro è
"Chola Maati". Quindi, proveniamo dalla terra (Maati) e alla terra
torneremo.
Grazie. L'hai spiegato in modo
davvero meraviglioso.
Ora passiamo a Komal BEDI SOHAL,
una fotografa che ha incluso le sue fotografie in questo libro. La presenterò
brevemente e poi la invito a commentare. Komal è un' acclamata regista,
designer e fotografa, ama raccontare storie e
l'ho potuto constatare l'altro giorno quando ci ha spiegato il suo coinvolgimento
in questo progetto. Si occupa anche di arte visiva ed ha lavorato a lungo nel settore pubblicitario. Komal ha vinto
diversi premi internazionali e ha allestito mostre in tutto il mondo.
Allora, Komal, vorrei che ci raccontassi le tue impressioni
quando eri in quel villaggio dove hai fatto diverse visite. Hai soggiornato lì
e hai vissuto a contatto con la vita della gente del posto. Questo ha davvero
plasmato la tua visione di questo progetto e di questo libro, potresti raccontarci cosa ne pensi?
Komal: Innanzitutto,
Anubandh, grazie mille per averci invitato sulla tua piattaforma. Grazie per
aver apprezzato il nostro libro. Per la nostra mostra, è stato davvero un
ottimo feedback. Grazie.
In realtà ho incontrato Mayank nel
2022, e
insieme a Padmaja avevano già pensato a questo
progetto. Avevano già iniziato a lavorarci. Tuttavia, quando me ne ha parlato,
sono rimasta molto incuriosita perché sono una grande
appassionata di arte e ho sempre desiderato
essere coinvolta in qualche progetto. Sono tornato
in India dopo circa 25 anni all'estero e
volevo davvero impegnarmi in un progetto con forti contenuti. Quando Padmaja me ne ha parlato, sono rimasta molto colpita. Abbiamo
fatto entrambe un viaggio a Patangar (Madhya Pradesh) ed è stato un viaggio in cui
si è creata una grande sintonia. Sono rimasta assolutamente colpita dal
villaggio, dalla gente, dalla cultura, dalle usanze. E dopo questa
esperienza, con Padmaja abbiamo iniziato a
collaborare. Abbiamo deciso di lavorare insieme, vista l’ottima sintonia. Negli ultimi quattro anni abbiamo fatto un lavoro
fantastico mettendo insieme tutto
questo. E per me, in
particolare, parlare del
villaggio, del legame profondo con Madre Terra, delle loro credenze, di quanto
tutto fosse antico e saggio, si trattava
di un legame così profondo con la terra che volevo
farne parte. Ho tante storie, e una volta che analizzeremo le fotografie, potrò
raccontarvi un po' di più. Ma sì, è così che è iniziato il
progetto.
Abbiamo iniziato nel 2022 e ci abbiamo lavorato
insieme fino ad oggi, nel 2025. Pertanto, ci sono voluti quattro anni per
allestire questa mostra e realizzare il libro. Io ho anche curato il progetto
grafico del libro, quindi questo è stato un altro mio contributo, insieme a
Padmaja che l’ha scritto e ha svolto le ricerche. Mayank ha realizzato tutti i
dipinti. È stato un progetto enorme e, naturalmente, Christian ci ha supportato
in ogni fase: portare il tutto a Parigi è stato possibile solo grazie a lui.
Anubandh: Sì, quando
si guarda il libro e naturalmente la mostra si
nota l'estetica, che è molto importante, e non
si tratta solo di un aspetto del libro, ma di tutti gli aspetti che si sono
fusi magnificamente.
Komal: Naturalmente, c’era la narrazione, che è il cuore del libro,
perché è proprio questo ciò che volevamo fare. Tuttavia, ciò che era molto
importante nel libro era che tutto scorresse in modo armonioso. La narrazione
era comunque al centro di ciò che volevamo realizzare. Perciò, per dare
importanza alla narrazione, ai dipinti, alle fotografie, alla musica cantata
dagli abitanti del villaggio di Patangarh e agli schizzi realizzati da Mayank,
tutto doveva trovare un suo posto e essere presentato in modo molto estetico.
Poi, naturalmente, c’erano anche la pubblicazione e gli aspetti più concreti
e complessi del portare un libro alla
luce. È stata un’esperienza straordinaria!
Anubandh: Esatto. Prima di invitarti a spiegare queste fotografie,
credo ci sia un aspetto importante che ho dimenticato e che tu hai appena
menzionato. Vorrei sottolineare ancora una volta che nel libro avete incluso anche canti popolari che
descrivono diverse fasi, le festività o gli eventi più importanti della loro
vita. Sono splendidamente inclusi e integrati
nel libro. Quindi, è davvero un pacchetto completo e completo per
celebrare la vita.
Komal: Si
tratta di un progetto multidisciplinare.
Anubandh: Esatto. Questa è una delle fotografie che potresti spiegarci.
Komal: Quindi,
come sapete, Mayank stava parlando della nascita di "Bada Dev". Ora,
questo è un concetto così esoterico, che come si fa a racchiudere
in una fotografia? Inoltre, queste non sono fotografie frutto di un collage o
assemblate con Photoshop o intelligenza artificiale. Questa è una singola
fotografia. Quindi, quando dice che il pesce è il liquido amniotico e la foglia
di loto è il luogo di nascita di Bara Dev, come posso io rappresentarlo in una
fotografia? Quindi, questa è la mia interpretazione. Avevamo deciso fin dall’inizio
che non avremmo ricreato un dipinto in una fotografia
o una fotografia in un dipinto, ma sarebbero state tutte interpretazioni. Era l'interpretazione di Mayank o la
mia. Quindi, per me, questo loto era come se galleggiasse su un lago limaccioso
molto scuro, con lo stelo che poi diventa il cordone ombelicale, la foglia di
loto che diventa l'utero e il fiore la nascita. Pertanto, lo rappresento come
la nascita di "Bara Dev". Quindi, oltre ad essere una fotografia
esteticamente gradevole, rappresenta simbolicamente la nascita di "Bara Dev".
Anubandh: E questa è bellissima!
Komal: Sì,
quindi questa fotografia, al centro del villaggio, mostra questo albero antico.
Quest'albero si trova su una piattaforma leggermente rialzata e io ho voluto fotografarlo perché è l'albero più
sacro del villaggio. Ed è qui che si crede che viva "Akor Dev", in
questo albero. Quindi, quest'albero è un
albero venerato. Era una mattina molto fredda e nebbiosa, ero seduta su quella
piattaforma da una parte, dopo aver fatto una passeggiata per il villaggio. All'improvviso ho
notato questo ragazzino che ha iniziato ad
arrampicarsi sull'albero, stava giocando,
si stava solo divertendo un po'. E nel momento in cui
ho visto quel ragazzo arrampicarsi sull'albero e in quello spazio vuoto... mentre entrambe le gambe e entrambe le braccia
toccavano l'albero, ho capito, e mi è venuta la pelle d'oca... ho
sentito che dovevo fare quella foto! E’ questo che rende questa foto bellissima,
quel ragazzino che si arrampica sull'albero.
Ma ciò che rende speciale questo scatto, e devo dirvelo, è un’altra cosa: guardate la figura
femminile sullo sfondo, il suo nome è Fagni Bai. Mentre camminavo per
il villaggio, lei camminava con me. Quando ho visto questo ragazzo arrampicarsi sull'albero, gli sono corsa dietro, io indossavo ovviamente scarpe
e calzini, e sapevo che questa piattaforma
rialzata è sacra perché è il loro tempio, tuttavia, così presa dal momento
dello scatto ho dimenticato di togliermi le
scarpe perché non c'era il tempo! Così, per circa mezz'ora sono stata vicino al ragazzo perché cercavo
di scattare la foto perfetta. Volevo che fosse proprio così alto, volevo che
tutti e quattro i suoi arti toccassero l'albero. Poi ho scattato la foto ed ero
molto soddisfatta. Ho attraversato la piattaforma e questa signora mi ha aspettato
pazientemente che finissi. Stavamo camminavamo, e mi ha portato in una casa, abbiamo preso una tazza di
tè e mentre bevevo il tè mi ha detto: "Non
indossare le scarpe e non salire sulla piattaforma perché è un luogo
sacro". E mi sono sentita un'idiota. Mi sono sentita un'idiota perché
avrebbe dovuto dirmelo prima! Avrebbe dovuto dire qualcosa, ma questa è
l'ospitalità e la generosità della gente del villaggio. Mi ha detto: "No, sapevo che stavi lavorando, sapevo che
eri impegnata, sapevo che stavi scattando una
fotografia, sapevo che non avevi cattive intenzioni e non volevo disturbarti. Mi piaceva guardarti scattare la fotografia". Voglio
dire, questo tipo di ospitalità e radicamento non si trova da nessuna parte. Ed è proprio questo che stiamo
cercando di catturare in questo libro. Spero che il design del libro sia altrettanto semplice e puro e che rappresenti in qualche modo
queste persone e naturalmente anche la
fotografia.
Anubandh: Grazie. Ricordo quando l'hai raccontato per la prima volta
alla mostra del libro, mi ha davvero commosso ascoltarti. Ma ora che l'hai
detto, ho notato anche un'altra cosa, hai detto che era una mattina nebbiosa e umida, ed è quello che vediamo sullo sfondo. Quando lo vediamo in primo piano è piuttosto nitido. Ciò
crea una sorta di contrasto e questo
ragazzino sembra quasi fluttuare, è sospeso, sta salendo. È una
bellissima combinazione: c'è chiarezza, e poi
c'è qualcosa di meno definito, ed il ragazzino che si arrampica nel mezzo.
Ora stiamo giungendo alla fine di questa discussione, ma ci
sono alcune cose che vorrei sottolineare e, se avete commenti, vi invito ad intervenire. Ciò che mi ha davvero colpito
di questo progetto è il fatto che si tratta di un vero e proprio lavoro di
squadra. Avete tutti competenze diverse, avete tutti ispirazioni diverse, ma in
qualche modo, come in un fiume si fondono. Sappiamo tutti quanto sia difficile
lavorare insieme, soprattutto quando si proviene da luoghi diversi e si parlano
lingue diverse. Anche Christian fa parte di questo progetto, quindi il semplice
fatto che il libro sia scritto e presentato così bene oggi, il fatto che stiate
persino allestendo una mostra, dimostra il valore ed il lavoro di squadra. Quindi, congratulazioni!
Quando parlavo con Mayank, l'altro giorno alla mostra, ho
potuto percepire anche la felicità, la gioia nella sua voce, per essere venuto
in Francia, per aver avuto questa possibilità,
questa opportunità di parlare, di comunicare, di presentare il suo lavoro ai
francesi, a persone di una cultura diversa. Quindi, Christian sta davvero
colmando il divario tra i popoli. Ci sta
offrendo questa opportunità e penso che sia molto importante. Questo è ciò che cerchiamo di fare anche a "Les Forums France
Inde". Ma il tuo è davvero un modo
creativo e culturale di farlo. Quindi, congratulazioni ancora per questo.
Ora, nel caso in cui abbiate un ultimo pensiero, una parola
conclusiva, vi invito a parlare.
Cristian: Posso dire una
parola?
Anubandh: Sì, naturalmente.
Cristian: Con "Duppata", quasi ogni anno, di solito invitiamo alcuni pittori indiani con Padmaja,
facciamo la selezione, a volte è un po' difficile perchè le persone devono sapersi adattare, e dovrebbero trovare
piacere nel farlo. Dovrebbe essere utile anche per loro
venire in Francia. E qui vorrei parlare un po' di Mayank: inizialmente, ciò che mi è piaciuto molto di lui è stato il
suo approccio: rendere omaggio a suo padre. Ci
sono parecchi artisti Pradhan Gond oggi, ma sono
pochissimi quelli che possiedono il talento di Mayank. Soprattutto, la maggior parte dei pittori ha un ego molto
forte e non ho trovato questo aspetto in
Mayank. È una persona che rende veramente omaggio a suo padre. Questa è la prima
cosa che mi ha colpito di lui. La seconda è il
suo amore per il villaggio. Ha scelto la terra, l'ocra, i minerali del suo
villaggio per realizzare i colori nel corso di
diversi anni ed arrivare al risultato odierno. Infine, c’è una terza cosa, che
riguarda sempre Mayank, ma anche gli altri membri di questo progetto. Li ho
accompagnati per alcuni giorni nei villaggi nativi di Mayank e Janagarh
ed ho potuto osservare l'immagine, il rispetto
dell'intera popolazione del villaggio nei confronti di Mayank. È il rispetto per un'intera famiglia, per l’intera arte, per un intero modo di esprimere la loro
gratitudine verso questo villaggio. Li ringrazio
davvero perché per me, all'inizio, era una sorta di micro-progetto e poi è
diventato qualcosa di veramente affascinante.
Aggiungo un'ultima cosa e poi mi fermo. Qualche giorno fa,
quando ci siamo incontrati a Lione con Komal, mi ha chiesto: "Quale foto
preferisci?". Ho esitato un po', direi che ho persino finto di esitare un
po'. E poi le ho detto: è la fotografia del bambino che si arrampica tra i due
tronchi d'albero! Però non le ho
detto il perché. In realtà, il mio motivo è
perché quasi subito ho pensato che fosse un granchio, che si arrampicava tra
due tronchi d'albero! E il granchio, per chi conosce le leggende e i miti dei
Pardhan Gonds, è essenziale nella narrazione e
nell'immaginario dei Gonds. Quindi, grazie Komal! . Non so se l'hai fatto
apposta, tuttavia, grazie per averlo fatto
perché per me è davvero il culmine di tutto il
lavoro che abbiamo fatto come collettivo.
Non ho niente da
aggiungere su Padmaja. Sa bene che è grazie a lei che siamo riusciti a fare tutto questo in
Francia. Grazie ancora Padmaja.
Anubandh: Bene, grazie mille, Christian.
Vorrei davvero che tutti voi conosceste il francese, perché Christian ha appena
espresso molti pensieri e apprezzamenti bellissimi e molto pertinenti su
Mayank, Komal e Padmaja.
Non importa, per questa intervista cercherò di usare i
sottotitoli e faremo anche una trascrizione in diverse lingue. Questa
conversazione sarà accessibile a molti.
Un ringraziamento speciale a tutti voi, a meno che anche
altri non abbiano qualcosa da dire... Avete qualcosa da dire o concludiamo qui?
Padmaja: Vorrei solo dire che abbiamo cercato di documentare tutto ciò che sta
accadendo a Patangarh. Abbiamo svolto l'intero lavoro di ricerca solo a
Patangarh. Francamente, la
globalizzazione non si fermerà mai. Accadrà comunque, ma il nostro sforzo è
quello di vedere cosa sta succedendo ora e cercare
di confrontarlo con ciò che è accaduto in passato. Voglio dire, non possiamo
cambiare ciò che sarà. Ciononostante, tutto ciò che possiamo fare è cercare di
ripristinare... nemmeno ripristinare, ma documentarlo in modo che
rimanga..
Anubandh: Infatti.
Apprezzo i vostri sforzi per
pubblicare questo libro in inglese e in francese. Vorrei ringraziarvi tutti per
questo incontro, per questa conversazione, anche perché mi avete dato la
possibilità di parlare in francese, in inglese e in hindi. Le lingue sono molto importanti per me. Credo che
siano destinate a connetterci tutti. Ciò che è ancora più importante qui sono i
valori umani e le connessioni
umane. Con queste parole, vi ringrazio tutti. Vi auguro un piacevole soggiorno
a Parigi e una piacevole conclusione della
vostra mostra. Vi auguro molte altre visite a Parigi e in Francia. Speriamo che
questo libro venga letto e apprezzato da molte più persone. Grazie.
Tutto: Grazie
per averci ospitato. Merci.
Padmaja SRIVASTAVA
È anche membro attivo di una ONG francese, l'Associazione
"Duppata", che promuove l'arte tribale indiana in Francia.
Mayank Singh Shyam
L'opera di Mayank è ricca di simbolismo, in cui gli
elementi della natura hanno un profondo significato. Nella sua arte, i pesci
simboleggiano spesso l'acqua, l'oceano e i fiumi. Gli alberi fungono da
analogia per Madre Terra, rappresentando la forza, il radicamento e
l'interconnessione di tutti gli esseri viventi. Allo stesso modo, gli uccelli
raffigurano il cielo, evocando la libertà e la distesa sconfinata dei cieli.
Attraverso queste ricche rappresentazioni, l'arte di Mayank
riflette non solo il suo profondo legame con la natura, ma anche il suo rispetto
e apprezzamento per la sua eredità tribale, infondendo in ogni dipinto strati
di significato e importanza.
Komal BEDI SOHAL
Komal Bedi Sohal è una direttrice creativa, designer e fotografa di fama internazionale, il cui lavoro unisce narrazione e arte visiva. Con oltre trent'anni di esperienza nella pubblicità, tra cui la vittoria di numerosi Cannes Lions e la partecipazione alla giuria del premio, porta nella sua pratica fotografica un occhio attento per la narrazione, i dettagli e la composizione.
Le fotografie di Komal hanno ottenuto riconoscimenti sia a
livello nazionale che internazionale.
Christian JOURNET
Christian è il fondatore e presidente dell'associazione "Dupatta". Da 14 anni, l'associazione si impegna a sostenere, sviluppare e preservare le espressioni artistiche e le produzioni artigianali dei gruppi etnici indiani. Con sede in Francia e in India, l'associazione organizza mostre/vendite, eventi, workshop di pittura e visite di pittori tradizionali in Europa. Il suo obiettivo è quello di creare un contatto tra i gruppi etnici rappresentati dai pittori e le persone interessate alle microculture indiane.
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